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I TORNEI DELLA FARFALLA
" La storia"
La storia di Alessandro Pieri, il presidentissimo
(di Paolo Bottari)
"Lo chiamavano Farfalla" e "continuavano a chiamarlo Farfalla". Sembrano i titoli di due film già visti. Due western dal finale scontato. Non c'è più Trinità ma c'è sempre un uomo che ha combattuto tante battaglie. Non ci sono le pistole ma c'è di mezzo solo il pallone. Non ci sono i cavalli ma c'è un unico "caballero": Alessandro Pieri, detto "Farfalla", che incurante del tempo e delle stagioni ,se ne va in giro, da sempre, in sella alla sua società. Farfalla era in origine il nome di un negozio di sport, poi di una società sportiva e immancabile arrivò anche per il Pieri, il momento del battesimo con l'appellativo di "Farfalla". Scegliendo quel nome, forse già pensava di volare lontano, con la sua società, varcando ogni confine, superando ogni ostacolo, vincendo ogni battaglia.
Dalle battaglie di campanile sui campi da gioco, Farfalla ha trasformato il suo intendere il calcio in uno stile di vita, da proporre anche ai più giovani. Calcio per far divertire i ragazzi ma anche quelli più grandi, per fare gruppo. E' sempre stato così, fin dagli anni cinquanta, quando tra Lammari, Lunata e Capannori, il Pieri iniziò il suo progetto calcistico. Prima nelle vesti di accompagnatore, poi per una breve parentesi, come allenatore e da lì in poi come dirigente. La sua Farfalla stava mettendo le ali e già fior di campioncini saltavano fuori dal suo vivaio, come "Toschino" alias Giovanni Toschi, arrivato fino al grande Torino. Erano i tempi in cui la S.S. Farfalla Sport dettava legge in molti campionati con le sue squadre. Tante stagioni esaltanti, chiuse con vittorie di prestigio a tutti i livelli, come anche la promozione in seconda categoria. Un gran risultato per una "piccola" società che faceva della passione del presidente e di pochi altri, l'unico mezzo per tirare avanti. Un impegno sottolineato anche da un'onorificienza che pochi sportivi lucchesi hanno fin qui ricevuto e di cui lui fu il primo: il "Premio di Benemerenza" ricevuto a Roma dall'allora presidente della FIGC Artemio Franchi. Alessandro pedalava, allora come ora, in tutti i sensi, in sella alla sua inseparabile due ruote. L'unica macchina che abbia guidato era una topolino ma il fatto risale a moltissimi anni fa, quando per portare l'intera squadra sui campi avversari, caricava quasi tutti i giocatori su quell'unica macchina. Come facesse non si sa, di certo era che in quegli spazi angusti c'era un grande pigia-pigia. Bei tempi quelli; tempi eroici, in cui molto era lasciato all'improvvisazione. Oggi, il Pieri è un distinto signore, Juventino di provata fede, di bocca buona al ristorante, con nelle mani il mestiere di tutta una vita, quello del calzolaio che lo ha reso celebre anche tra i ciclisti, da allievo del grande maestro Colombini. Adesso, ha preso sotto le proprie cure, il campo della Madonnina di Capannori, a cui dedica gran parte delle sue energie e del suo tempo. Potesse, lo farebbe diventare uno stadio, tanti sono gli accorgimenti che di volta in volta vi fa. E' il suo tempio del calcio e quello di una comunità che non ha dimenticato che su questi campi hanno giocato tantissimi ragazzi di diverse generazioni. Un campo che ha fatto storia ma soprattutto un uomo che la sua storia se la è costruita da sé, grazie alla sua immensa passione per il pallone.
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